Sebbene la ragione suggerisca l’opportunità di affrontare i problemi prima che diventino ingestibili, sembra che la politica e l’economia ne abbiano completamente dimenticato uno che potrebbe avere risvolti fortemente drammatici sul futuro dell’umanità: lo stress idrico. Con esso si intede la progressiva e inesorabile diminuizione delle riserve d’acqua, risorsa indispensabile per la vita (in senso non solo strettamente biologico) in considerazione della forte incidenza che questo elemento ha su tutti gli aspetti umani, sociali e produttivi.

Il tema dello sfruttamento esasperato delle ricchezze della Terra è noto ai più, ma le persone preposte a pianificarne una gestione responsabile sembrano aver abdicato al proprio ruolo: è così che il World Resources Institute, dopo aver analizzato la disponibilità e i bisogni in oltre 150 paesi sovrani ha pubblicato una ricerca dai risultati inquietanti, arrivando ad affermare che fra poco più di vent’anni in molte zone del mondo ve ne sarà una tale scarsità da produrre effetti devastanti sulle popolazioni.

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Entro vent’anni gran parte del mondo soffrirà la sete (e non solo)

Entro il 2040, una trentina di stati situati in regioni già di per sé non particolarmente ricche di falde acquifere si troveranno a dover gestire un rischio definito “estremamente alto”: ben quattordici di questi si trovano in Medio Oriente, e l’eventualità che tutto ciò dia un’ulteriore spallata alla già claudicante stabilità politica di certe zone è alquanto verosimile (si pensi alla Siria o al conflitto fra israeliani e palestinesi).

Ritenere che il potenziale collasso di intere porzioni del pianeta non ci riguardi da vicino è pura illusione: al di là dell’ovvia considerazione che i problemi sono ormai globali e si possono ripercuotere da una parte all’altra del mondo, anche l’Europa e le altre grandi potenze economiche (in primis Cina, India e USA) dovranno attrezzarsi per far fronte all’emergenza che verosimilmente toccherà vaste aree all’interno del proprio territorio.

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In Italia il problema sarà fortemente marcato al sud, ma non risparmierà neppure regioni storicamente famose per la propria ricchezza idrica come la Lombardia.

Si tratta quindi di riflettere sin da subito su ciò che si può fare per aiutare il futuro nostro e dei nostri figli: partendo dalle più banali accortezze (quali quelle di evitare lo spreco quando per esempio ci si lava i denti, si fa una doccia o si irriga un giardino) è fondamentale costruire una coscienza collettiva, così che i governi nazionali e gli organismi internazionali avvertano forte la necessità di intraprendere dei percorsi atti a strutturare politiche climatiche consapevoli e di ampio respiro.

Le mappe interattive di World Resources Institute

Per chi avesse piacere, il World Resources Institute mette a disposizione delle bellissime mappe interattive da cui si può indagare sia la situazione attuale che quella futura (vi è anche l’opportunità di affinare i risultati specificando molteplici parametri): per visualizzarle vi basterà cliccare su questo link o sull’immagine qui sotto.

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