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Parte 2. Breitbart News, il nazionalismo economico, il nuovo ordine mondiale

Steve Bannon,  da giovane si fa le ossa nella marina militare. Trentenne d’assalto, si guadagna una buona reputazione come broker di Goldman Sachs, poi investe nel cinema, con produzioni di dubbio gusto. Ma il vero successo, che gli consente di sbarcare in politica, lo ottiene con Breitbart News. Questo giornale online di estrema destra nasce nel 2007 dopo una visita del suo fondatore, Andrew Breitbart, in Israele.

L’ultradestra americana, un network dell’odio

Cresciuto in una famiglia ebrea di Los Angeles, Breitbart ha un’intuizione fulminante: quella di adottare nel suo giornale lo stile urlato delle am-radio, le emittenti che trasmettono sulle onde medie e che ospitano talk condotti da personaggi ultraconservatori come predicatori e simpatizzanti del Tea Party (anche Mike Pence, il vicepresidente, li frequenta), programmi che vomitano razzismo e odio, microfoni aperti molto popolari nella fascia della Rust Belt.

La galassia dell’ultradestra cerca di smontare le politiche sociali di Obama, attraverso operazioni come projectveritas.com, in cui una cooperativa, la Acorn, che assiste i ceti urbani poveri, viene sbeffeggiata utilizzando tecniche degne dello spionaggio industriale. Un altro obiettivo ricorrente sono le donne, in particolare le femministe, continuamente attaccate da blog, forum, siti web generalmente identificati con l’etichetta informale Manosphere, covi di troll patiti di videogiochi e brodo di coltura di nerd che considerano la tecnologia un luogo di elezione del genere maschile. La polemica anti-gender è un must di Breitbart News e di giornali affini. Nel 2012 il fondatore muore e gli succede Steve Bannon.

Breitbart News diventa la Pravda dell’era Trump

L’ex moglie ha accusato Bannon di essere antisemita. Come può un uomo ostile agli ebrei andare d’accordo con un imprenditore filosionista, che -come detto- fonda il proprio giornale dopo una visita in Israele, e rilevarne l’attività? In questo business le convinzioni morali, nobili o abbiette che siano, non contano nulla di fronte alla mera possibilità di far soldi e carriera sfruttando il trend dell’odio. Tant’è che non mancano le contraddizioni, a partire dal logo del giornale (un tasso africano!) ma vengono tutte macinate in un unico frullatore, che le restituisce in un’unica narrazione compatta.

Bannon trasforma Breitbart News nel punto di riferimento dell’Alt-right, sparando titoli come “there’s no hiring bias against women in tech, just such at interviews”, ovvero le ragazze devono rassegnarsi a non essere assunte dai colossi dell’high tech non perché colpite da pregiudizi sessuali bensì a causa della loro impreparazione. Oppure “birth control makes women unattractive and crazy”, la contraccezione abbruttisce e rende pazze le donne, “Trannies 49Xs Higher HIV rate”, un articolo in cui si illustra uno studio “scientifico”, che riporta come “gli uomini che si vestono da donne” rischino un contagio 49 volte superiore al resto della popolazione, “Bill Kristol: Republican spoiler, renegade Jew”, in cui viene dato dell’ebreo rinnegato ad un candidato repubblicano che, nel maggio 2016, prova a bloccare la strada a Donald Trump.

Tutti gli aspetti della filosofia liberal, dal rispetto delle minoranze alla libertà di espressione variamente declinata, dal cosmopolitismo alla fiducia verso un capitalismo ben regolato, vengono travolti da una furia ideologica senza precedenti. Anzi, forse un modello di riferimento esiste e lo possiamo trovare nelle parole dello stesso Bannon quando introduce i futuri anni della presidenza Trump, così: “It will be as exciting as the 1930s”. Gli anni Trenta. Un decennio, notoriamente, molto eccitante.

Dorothea Lange, Migrant Mother, California 1936

Un giornalismo di frontiera che demolisce l’avversario

Steve Bannon si muove lungo un giornalismo di frontiera dove non è facile distinguere tra fake news e semi-verità confezionate ad hoc per suscitare lo sdegno nell’opinione pubblica. Una costola di Breitbart News è il Government Accountability Institute, un “centro studi” (fondato dallo stesso Bannon), che ha come obiettivo la produzione sistematica di dossier destinati a diventare virali, una volta finiti in Rete.

Il libro Clinton Cash di Peter Schweizer, scritto per smascherare la “falsa filantropia” della famiglia Clinton, è stato trasformato in video e in graphic novel, una strategia che segnala grande capacità di scovare i punti deboli dell’avversario per farne marketing politico ad uso e consumo del proprio candidato, attingendo a diversi modelli comunicativi, strumenti e formati  che hanno come referenti vari strati sociali. Bannon ha la capacità di muoversi tra le pieghe dell’elettorato, offrendo a ciascuno una narrazione degli eventi comprensibile e politicamente orientata. Da una parte le élite avvezze alla falsità, dall’altra il popolo truffato da queste stesse élite.

Un giornalismo che demolisce l’avversario e costruisce consenso, con il cinismo tipico di un “fight club” (definizione di Bannon del 2016). Così, a campagna elettorale iniziata, quando Trump non naviga in buone acque, Bannon viene nominato chief executive officer dal tycoon. Con l’elezione dell’amico Donald, Steve compie un capolavoro politico ed entra, di diritto, nella storia degli Stati Uniti. Ulteriore tassello di questa evoluzione, è il suo ingresso nel consiglio di amministrazione di Cambridge Analytica, compagnia specializzata in data mining, il cui apporto alla vittoria di Trump è stato fondamentale (per una trattazione più approfondita dell’argomento rimandiamo ad un nostro articolo precedente).

La politica è guerra. Il nazionalismo economico di Bannon

“I never went on TV one time during the campaign. Not once. You know why? Because politics is war”. Bannon, anziché andare in televisione preferisce combattere sul campo e strappare elettori ai democratici, centimetro dopo centimetro. “I was one who said we are going to Flint, Michigan, we are going to black churches in Cleveland, because the trush to this movement is that we are going to bring capitalism to the inner cities”.

Flint è una città balzata alle cronache per una grave crisi idrica dovuta ad inquinamento delle acque, che avrebbe provocato anche alcune vittime. Il Michigan è uno swing state, conquistato da Trump. Bannon afferma un principio-chiave: portare il capitalismo nei quartieri poveri, non escludendo le realtà dove, ad esempio, sono i neri a patire la povertà. Questo è un motivo ricorrente nella ristrutturazione politica della nuova destra: se a livello pubblicistico il canone è quello della purezza, a livello politico è l’ordine il concetto essenziale da propagandare.

Bannon propone un nuovo ordine in economia, un modello che ha battezzato “nazionalismo economico”, partendo dal tema del lavoro. ”It’s everything related to jobs. The conservatives are going to go crazy. I’m the guy pushing a trillion-dollar infrastructure plan. With negative interest rates throughout the world, it’s the greatest opportunity to rebuild everything. Ship yards, iron works…” Ricostruire tutto grazie ai bassi tassi d’interesse, tremila miliardi di dollari in opere pubbliche. Un piano faraonico, degno del New Deal di Roosevelt!

Bannon vorrebbe chiudere le frontiere con muri e proteggere la produzione con dazi, espellere i clandestini, riportare le attività manifatturiere negli stati in declino, incrementare l’occupazione dei “veri” americani, ma… il tassello che salta è la redistribuzione delle risorse. Ad esempio, nelle linee guida recentemente diffuse dall’amministrazione Trump in merito alla riforma dell’Affordable Care Act, alias Obamacare, si evince che l’universalizzazione del servizio sanitario non sarà più basato sulla stima del reddito individuale, ma su un “flat credit”, un credito d’imposta, legato all’età anagrafica del contribuente. Un servizio per tutti gli americani, ma, nella migliore tradizione conservatrice, senza imposte o sgravi progressivi. Echi di reaganismo in salsa populista.

Un fantasma si aggira per il mondo: l’internazionale nera

Nel 2014 Bannon interviene via skype ad una conferenza presso un istituto vaticano, il Dignitatis Humanae Vitae, in cui si scaglia contro i soliti mondialisti e lamenta la perdita delle radici giudaico-cristiane, esortando i cattolici a combattere contro la laicità e contro il califfato islamico, associati in un’unica prospettiva di guerra globale, per tornare ad un mondo espressione dei popoli in cui la religione (cristiana) sia nuovamente centrale.

Le classi agiate, nella vulgata di Bannon, hanno dimenticato i deboli, le élite politiche hanno trasformato la solida America in una “metrosexual bubble”, un’effervescente bolla in cui tutto è mischiato a tutto, il maschile scivola nel femminile (la polemica sul gender), le merci asiatiche soppiantano quelle locali (ecco il perché dei dazi), le donne hanno troppo potere, non meritandosi di averlo (l’antifemminismo), il materialismo liberal annienta gli autentici valori spirituali (la polemica verso il “socialismo” di Obama), gli assistiti rubano i soldi federali, quando dovrebbero cercarsi un lavoro (che non c’è, perchè i democratici hanno pensato più alla “donor class”, i laureati usciti da prestigiosi college, che ai working men, la classe operaia), gli “islamofascisti” possono tranquillamente circolare da una costa all’altra, preparando attentati (da qui il “Muslim Ban”, il provvedimento di chiusura delle frontiere ad immigrati provenienti da sette paesi islamici).

Questa confusione, a sentire la pancia dell’America profonda, necessita di disciplina. Intanto, Breitbart News ha aperto sedi in Europa, Berlino, Londra, Parigi, sempre a sostegno dei leader populisti impegnati in elezioni cruciali, vedi Marine Le Pen in Francia, o a favore di campagne per disarticolare l’Europa, vedi Brexit. E’ ormai nata un’Internazionale nera, agguerrita e capillarmente diffusa. Anche a Roma Breitbart ha un ufficio, guidato da Thomas Williams, un ex sacerdote. Per sconfiggere i globalisti, i pro-gender, i  giornalisti nemici di CNN e NYT, e tutti gli altri, serve un potere solido e determinato. Bannon a tal proposito ha tre miti: “Dick Cheney, Darth Vader e Satana”. Che dire? L’America è in buone mani.

ALEXEIN

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