Courtesy of Uk in Italy (https://www.flickr.com/photos/ukinitaly/) cottarelli

Carlo Cottarelli, cremonese, classe 1954, è attualmente il Direttore dell’Osservatorio dei Conti Pubblici dell’Università del Sacro Cuore, ma nell’immaginario degli italiani rappresenta, soprattutto, lo “sforbiciatore”, l’uomo che più di altri ha tentato di dare un contributo tecnico al taglio delle spese degli enti e delle società controllate dallo Stato, in virtù del ruolo ricoperto nel corso del breve anno del Governo Letta.

Carlo “mani di forbice” torna all’assalto

Per la precisione, Cottarelli venne nominato Commissario straordinario per la Revisione della Spesa Pubblica (la celebre spending review), prima che il Governo successivo presieduto da Matteo Renzi lo destinasse al Fondo Monetario Internazionale in qualità di Direttore Esecutivo del Board. Promoveatur ut amoveatur? Qualcunque sia la risposta, l’economista ha conservato una notevole popolarità presso l’opinione pubblica. Capethicalism ha avuto l’opportunità di assistere alla presentazione del suo nuovo libro, I sette peccati capitali dell’economia italiana (Feltrinelli), il 15 marzo scorso a Lecce, nell’ambito in un incontro promosso dalla Banca Popolare Pugliese.

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Ricette di un tecnico o programma politico?

Vito Antonio Primiceri, Presidente della Banca, ha introdotto Cottarelli inquadrando lo stato di salute dell’economia italiana attraverso alcuni dati relativi al 2017. La crescita media del PIL dell’Unione Europea è pari al 2,4%, quello del nostro Paese più sotto di un punto (1,4%), un dato poco confortante che diventa quasi avvilente se confrontato con l’andamento di un’altra nazione mediterranea, la Spagna (3,1%). Primiceri ha messo il dito nella piaga: il sud è fermo, ha detto, e direttive comunitarie come quella, recente, che impone alle banche di azzerare i crediti non garantiti (altrimenti detti deteriorati), in soli due anni, testimoniano quanto sia profonda la spaccatura tra gli standard europei e i tempi burocratici e amministrativi in Italia, dove una pratica del genere, in quei due anni ipotizzati dall’UE, può essere al massimo avviata.

Simone Bini Smaghi, Vicedirettore Generale di Arca Fondi SGR, successivamente, ha posto una domanda che, nelle due ore dell’incontro, ha aleggiato per il Teatro Apollo senza ricevere un’effettiva risposta: quello di Cottarelli è un programma politico? Un interrogativo non banale e non retorico, se pensiamo che l’economista lombardo è stato più volte tirato in ballo, da fonti giornalistiche e da voci contigue ai salotti del potere, quale ideale Presidente del Consiglio super partes in caso di perdurante stallo politico-istituzionale a seguito del voto del 4 marzo.

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Una nazione in pericolo con i conti non in sicurezza

Secondo Carlo Cottarelli siamo, tuttora, una nazione in pericolo a causa del proprio debito pubblico. “Tuttavia”, ha aggiunto, “sapevo che dopo le elezioni non sarebbe successo nulla sui mercati, perché i mercati hanno molta liquidità in circolo”. Le sue stime non sono negative. L’economia italiana sta crescendo, benchè con lentezza. La fiducia verso il futuro si avverte in tutta Europa. Questa situazione durerà finché la BCE (Banca Centrale Europea) continuerà ad acquistare titoli di Stato, ma nel giro di due anni accadranno due cose: un fisiologico aumento dei tassi d’interesse e l’avvicendamento di Mario Draghi in sella alla stessa BCE.

Chi prenderà il suo posto? Se fosse un nordeuropeo, un’eventualità molto probabile, assisteremmo a un’inversione delle politiche ora in corso, ovvero meno quantitative easing, meno moneta in circolazione, e conseguente rischio di recessione con relativa discesa del PIL. Il problema italiano non sta tanto nel debito elevato, ma nell’accoppiata “debito elevato e crescente”, un mix che, per una nazione, può condurre a crisi molto serie e perfino alla bancarotta. Ecco perché, prima che ci sia uno shock, “dobbiamo mettere i conti in sicurezza”.

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Sei peccati dal respiro lungo, più uno recente

“Il nostro reddito pro capite, in termini di potere di acquisto, è uguale a quello di 20 anni fa, un fatto inedito nella storia repubblicana”. I sette peccati capitali che affliggono l’economia italiana e ne riducono le possibilità di crescita sono tutti di vecchia data, verrebbe da dire strutturali, tranne l’ultimo, più recente, ma non meno insidioso. Eccone, di seguito, l’elenco.

1- L’evasione fiscale. Solo l’evasione sull’IVA è stimata attorno al 27% del dovuto;

2- La corruzione. Tra le nazioni del mondo, l’Italia occupa il 50mo posto della classifica stilata attraverso l’Indice di Percezione della Corruzione, un miglioramento (era 62ma nel precedente rilevamento), che però non ci consola;

3- La burocrazia. Il rapporto “Doing Business” della Banca Mondiale dice che è ancora molto difficile, per noi italiani, avviare un’attività. Le regole frenano l’economia e costano alle imprese;

4- La lentezza della giustizia. La durata media dei processi in ambito civile, misurata nel 2014, era di sette anni e otto mesi;

5- Il crollo demografico. A dispetto dei luoghi comuni, il declino delle nascite coinvolge più il Sud che il Nord dell’Italia. Ora la media dei figli per donna è pari all’1,34. Ovviamente, meno lavoratori significa meno pensioni. Come se non bastasse, anche la produzione per persona è diminuita.

6- Il divario tra Nord e Sud. In particolare, si registrano quattro divari, uno di performance della Pubblica Amministrazione, uno nei saldi dei conti pubblici, uno di capitale umano e sociale, uno di natura demografica. E il settimo peccato?

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L’Euro è un peso, ma uscire dalla moneta unica sarebbe peggio

Il settimo è la difficoltà a convivere con l’Euro. Inutile nasconderlo, “l’Euro ha portato con sé una perdita di flessibilità del tasso di cambio”. L’Italia non ha più potuto ricorrere ad uno strumento che aveva garantito la competività delle sue esportazioni, ovvero la svalutazione della moneta, una misura possibile con la vecchia Lira, impossibile con l’Euro. “Non eravamo preparati. L’Euro ci ha fatto crescere poco”. Nonostante tutto, secondo l’economista cremonese non ha senso, oggi, parlare di uscita dall’Euro, perché anche se dovessimo farlo saremmo poi costretti a tagliare i salari reali per riacquistare velocemente la competività andata perduta.

Il nostro vero dramma, in questi quindici anni di moneta unica, sta nell’aumento dei costi di produzione. In altri termini, nonostante il lavoratore producesse di più, non guadagnava di più, a differenza della Germania, in cui i salari sono cresciuti notevolmente a fronte di un contenimento dei costi di produzione. “Dobbiamo tentare di convergere verso il modello di sviluppo tedesco”, e per fare questo è inevitabile alleggerire il peso fiscale alle imprese, ridurre la burocrazia, combattere con serietà l’evasione fiscale, e soprattutto ricordarsi di quelle attività imprenditoriali fallite nel corso della crisi economica. Occorre sostenere con ogni mezzo l’export per salvare le piccole e medie imprese attualmente in difficoltà.

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Un popolo di litigiosi, di individualisti e di irresponsabili

“In Italia il potere interdittivo è dovuto ad un eccesso di regole”. Gli italiani sono incredibilmente litigiosi, si fanno causa con estrema facilità, “sono malati di individualismo”, ha chiosato Cottarelli. Purtroppo, ha incalzato, “consideriamo lo Stato come la prima istanza chiamata a intervenire”, ma questo atteggiamento comporta una deresponsabilizzazione del singolo.

La Pubblica Amministrazione dovrebbe funzionare allo stesso modo al Nord come al Sud, e soprattutto sarebbe fondamentale investire di più in capitale umano, nel pubblico e nel privato. D’altronde, come si può pensare di attirare investimenti se, per fare un esempio, esistono aliquote fiscali differenti a seconda del tipo di pane sfornato? Che senso ha tassare una pagnotta in un modo e una baguette in un altro? In conclusione, Cottarelli ha rimandato al suo libro per un approfondimento di tutti i temi trattati durante la serata, non senza una punta di nostalgia verso il tempo che fu, “quando i partiti esprimevano un ideale di società chiaramente riconoscibile, mentre adesso è tutto fumoso”. Servirebbe un Cottarelli per diradare le nebbie? Chissà.

ALEXEIN

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