Le presentazioni dei libri di Roberto Saviano non sono mai semplici iniziative finalizzate alla promozione di un prodotto letterario. L’esposizione mediatica dello scrittore è stratosferica. Il battage pubblicitario, tra televisione, giornali, internet e social network, riesce a essere martellante e capillare. La casa editrice Feltrinelli mette a disposizione le sue librerie più grandi, nelle maggiori città italiane, anche se l’autore ogni volta potrebbe riempire tranquillamente un teatro. bacio feroce

Il rito della presentazione: Saviano e i suoi lettori

Nei giorni precedenti si crea nei lettori un clima di attesa, che prelude all’evento. I più avveduti sanno di doversi presentare in libreria con largo anticipo. Nove persone su dieci resteranno in piedi. Fuori, un paio d’ore prima che Saviano inizi a parlare, si formano lunghe code. Arrivano, puntuali, i giornalisti con microfoni e telecamere ad intervistare i presenti: “Perché sei qui?”, “Cosa ti piace di lui?”. Le strade adiacenti i locali sono bloccate da transenne anti-sfondamento e occupate dalle camionette di polizia e carabinieri. Gli ambienti dove avviene l’incontro devono essere preventivamente “bonificati” dalle forze dell’ordine. Soltanto a controlli avvenuti, le persone in coda possono defluire all’interno, non senza essere perquisite una ad una con i metal detector. Dentro, la polizia in borghese e gli uomini dell’immancabile scorta si mescolano al pubblico. Queste sono le precauzioni necessarie per consentire ad un uomo minacciato dalla camorra di interagire fisicamente con i suoi lettori.

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Coreografia e clima di un tour letterario

Il 19 ottobre scorso ero in fila anch’io alla Feltrinelli di Bari per Capethicalism. Roberto Saviano presentava la sua ultima fatica letteraria, Bacio feroce (dal gesto del cucciolo di cane che ne evidenzia il carattere da adulto: se lecca la guancia del padrone non è adatto a combattere, se lo morde, sì). L’evento è stato battezzato Bacio feroce Tour. Un Tour! Ed effettivamente, guardandomi attorno, non trovavo niente di azzardato nel termine: la folla era composta soprattutto da ragazzi, giovani e giovanissimi, equamente divisi tra uomini e donne. Avrei potuto essere in coda per ascoltare un concerto dei Radiohead. Invece no, eravamo lì per sentir parlare Saviano.

Molti avevano in mano copie del libro per farselo firmare. Siamo entrati alla spicciolata, fino a occupare interamente il piano di sotto, a quel punto hanno aperto anche la parte superiore della libreria. I fotografi hanno chiesto a chi tenesse in mano il libro di agitarlo sopra le teste. Bacio feroce ha una copertina color rubino. Si è sollevata un’onda, e a molti è sembrato di rivedere la celebre immagine delle agende rosse, un paragone allo stesso tempo suggestivo e inquietante. Prima di Saviano sono entrati tre ragazzi di età tra i venti e i trent’anni, nati all’estero, due in Albania, una in Etiopia, cresciuti nel nostro Paese ma senza cittadinanza italiana. Si sono seduti tra i relatori, intorno alla sedia centrale presto occupata dal protagonista della serata. Quando la sua entrata in scena era imminente, si è diffuso un mormorio, quello che precede l’attacco delle prime note. Finalmente arriva lui, lo scrittore, il predicatore, la rockstar.

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I soldi, solo i soldi: la caduta di tutti i valori, secondo Saviano

Saviano è andato subito al sodo. Non pensassero, i presenti, di ascoltare la solita presentazione di un libro. “Vivete la serata come un atto fattivo”, ha detto. “Stasera parliamo di ius soli”, ha proseguito. Ius soli? È questo l’argomento centrale di Bacio feroce? No. Tuttavia, Saviano ha svelato la connessione. “Il romanzo è la continuazione de La paranza dei bambini. Ci sono interi quartieri di grandi città, Parigi, Londra, Berlino, in mano a bande composte da ragazzini. Per loro contano solo i soldi. I soldi o sono facili o non valgono niente. Chi ha i soldi lo riconosci subito da come si veste. Irridono chi parla di altri valori. Eppure, io insisto: ciò che rende la propria vita dignitosa non è il guadagno, ma la realizzazione personale. Conta il percorso, non il risultato.

Un percorso che anche a questi ragazzi di fianco a me è stato negato dalle leggi dello Stato”. Tradotto: stiamo perdendo un immenso capitale professionale, culturale ed emotivo a causa della volontà perversa della politica, che si tratti di un uaglione di Scampia al quale viene piazzato un ferro in mano o di un neolaureato italiano in fuga all’estero, o ancora, appunto, di un ragazzo nato da cittadini extracomunitari, costretto a rincorrere il rinnovo del permesso di soggiorno. Quando un giovane incontra ostacoli di fronte a sé, può essere tentato da pericolose scorciatoie, soprattutto se proviene da un contesto svantaggiato. “Nel romanzo i figli disprezzano i genitori perché sono onesti lavoratori”.

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L’impegno civile: urlare lo scandalo, illuminare la ferita

Uno dei ragazzi ha chiesto perché nei suoi romanzi fossero così frequenti i riferimenti al mondo animale. Saviano così ha risposto: “Nella nostra società il simbolo è la sintesi perfetta, la comunicazione sui social avviene soprattutto così, con gli emoticons. Anche la camorra ricorre ai simboli. Leoni, tigri e pantere rappresentano l’eros, la violenza, la potenza. Li tengono nelle gabbie, nei garage. Si tatuano un numero dietro la nuca, un numero che sta per la lettera iniziale del nome del boss, 17=S ad esempio”. Poi, ha evidenziato quanta disparità ci sia tra chi fa un lavoro onesto e sfruttato, da 300 euro al mese, e chi invece entra nel business della droga.

“Se io investo mille euro in borsa, se sono fortunato, me ne tornano 1200 dopo un anno. Se investo la stessa cifra nella cocaina, me ne possono ritornare anche 180mila”. La contropartita? Un’aspettativa di vita bassissima. Un boss della camorra è fortunato se arriva a 20 anni. La domanda retorica è: ne vale la pena? Saviano ha calcato la mano. “Qui siamo tutti meridionali e i meridionali, come diceva Corrado Alvaro, amano il mito. Non potendo cambiare la realtà, la sognano. In Bacio feroce la speranza è nel lettore. Io voglio solo urlare lo scandalo e illuminare la ferita, perché possa guarire”. Per fare questo, secondo lo scrittore, occorre riassaporare il tempo, affrontare la complessità, prendersi pause per riflettere, abbandonare l’ossessione per gli smartphones, leggere, meditare, discutere, non accontentarsi della superficie.

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Madri coraggio contro snapchat, rich kids ed haters

Un’altra domanda verteva sul ruolo delle madri nell’educazione dei figli. “Mi sono ispirato a molte madri di paranza”, ha detto Saviano, “alcune avevano maturato una convinzione: se la strada del bene non aveva portato a nulla, perché non provare quella del male?” E poi, l’estrema disillusione verso una società ormai andata in frantumi: “Oggi i ragazzini impazziscono per i super-ricchi o rich kids, figli di evasori fiscali e mafiosi, spesso russi, che svuotano in mare bottiglie di champagne appena comprate. Guardano i video su snapchat e i genitori non ne sanno nulla. Sono modelli negativi, ma piacciono perché quei soldi sono fatti senza sforzo.

In rete gli haters odiano chi è riuscito ad emergere grazie al proprio talento”. Quindi come si dovrebbe comportare una madre? “Ci sono madri che vorrebbero rimettere il figlio in pancia per assicurargli l’unica protezione possibile. Le ho conosciute. Ma basterebbe insegnare alle nuove generazioni che un eventuale fallimento non è mai un giudizio sulla persona. È possibile salvare i figli educandoli a questa possibilità, quella di fallire nella vita, per tenerli lontani dalla competizione sfrenata”.

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Le battaglie per lo ius soli, per la legalità, per una corretta informazione

Infine, Saviano ha fatto parlare direttamente i tre ragazzi invitati. Ognuno ha raccontato la storia che lo ha portato in Italia. È emerso, nel dibattito, il parallelo tra cultura mafiosa e ius sanguinis. In fondo, ha sostenuto Saviano, la mafia si basa proprio sui legami di sangue, come l’attuale diritto di cittadinanza. Ma la cittadinanza dovrebbe essere, al contrario, una storia di diritti e di desideri. “Sullo ius soli ho fatto una battaglia durante l’estate, e mi hanno gettato addosso un sacco di merda, ma non importa, perché la merda concima”. Un’esortazione su tutte: “non credete a ciò che vi dicono i media sui fenomeni migratori. Il 97% degli europei è composto da autoctoni, non c’è nessuna invasione in corso. Se gli sbarchi sono rallentati non lo dobbiamo alla fine del ruolo delle ONG, che non sono taxi ma ambulanze del mare.

In Libia le stesse bande criminali che prima favorivano i traffici di esseri umani, ora bloccano i flussi. I migranti muoiono lì, nelle carceri. Noi siamo una nazione vecchia, mentre l’Africa è giovane. Siamo come un ospizio piazzato davanti a un asilo nido”. Quindi, Saviano ha sventolato la bandiera della legalità. “Serve solo il diritto. Ciò che non viene messo sotto diritto rappresenta un regalo enorme per le associazioni criminali. L’Italia è in mano a corruzione e burocrazia. Su questo punto muore il diritto. È il fronte sul quale combattere”. Stoccata finale: “Matteo Salvini, so che quando andrai al governo mi toglierai la scorta. Grazie”.

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Chi è Saviano? Quali sono i suoi obiettivi?

Gli applausi scroscianti, durante la serata, non si sono contati. Il pubblico di Saviano è tornato a casa sazio, forse estasiato. Ma chi è Saviano? Un profeta? Un combattente? Un difensore della civiltà illuministica contro l’oscurantismo? O, al contrario, come asseriscono i detrattori, uno showman, un furbo, un arruffapopolo? Una certezza, guardando il giovanissimo pubblico presente, mi è rimasta: Saviano scalda i cuori come nessun politico attuale saprebbe fare. La sua proposta è un percorso di speranza, e quando ha salutato i presenti con la consueta frase “grazie di non avere paura”, è cresciuta la certezza di aver assistito ad un raro rito collettivo.

Il savianesimo, in definitiva, è un nuovo culto? O è un orientamento politico per gli indecisi, gli astensionisti, i delusi? Per il momento, usando le espressioni dello scrittore, sembra solo un percorso. Ma la meta? Chissà. Cosa significhi essere Saviano lo sa solo Saviano.

ALEXEIN

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