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La ricetta per una società neo-totalitarista

Benito Mussolini (Courtesy of Bundesarchiv, Bild 102-09844 / CC-BY-SA 3.0 / Via Wikimedia Commons) neo-totalitarista

La letteratura è ricca di narrazioni distopiche che vengono spesso usate per descrivere alcuni mutamenti negativi che caratterizzano il clima epocale della contemporaneità. Tra gli autori più citati troviamo Orwell col suo “1984” e Huxley con “Mondo nuovo” ma mi permetterei di aggiungere anche uno scrittore dal taglio più fantascientifico che è P. K. Dick con “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”. Questi tre scritti possono essere usati per descrivere altrettanti paradigmi che mettono in luce certi caratteri essenziali al costituirsi di una potenziale civiltà neo-totalitarista: con Orwell si evidenzia il paradigma del controllo, con Huxley quello della distrazione e dell’edonismo diffuso infine con Dick la metamorfosi antropica che vede la macchinizzazione dell’umano.

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Balza subito allo sguardo che questi ingredienti sono solo parzialmente ascrivibili a quelli che sono stati i totalitarismi storici del passato e proprio per questa ragione uso il termine neo-totalitarismo per porre una separazione dalle forme sociopolitiche del secolo scorso. Ad esempio il piacere come canale privilegiato per far soggiacere le masse ad un volere comune è un tipo di canale che non appartiene ai totalitarismi storici. Allo stesso modo l’idea di autopercepirsi come soggetti liberi e svincolati all’interno di un sistema che esercita una coercizione morbida ma inderogabile è un fatto del tutto inedito nella storia dell’umanità. Ripensare oggi a come sia possibile la riproposizione di determinati modelli sotto vesti nuove, mantenendo però un nucleo centrale sostanziale immutato, ci spinge quindi a non poterci più esprimere in termini di totalitarismo bensì di neo-totalitarismo.

Impasto orwelliano

Quali sono dunque gli ingredienti per la formazione di un’umanità neo-totalitarista? Prima di rispondere va premesso che in questa ricetta si incontrano elementi del passato, elementi del passato che vengono riproposti sotto altre spoglie ed altri ancora che sono del tutto inediti. Partendo dall’assunto orwelliano del controllo capillare della vita dei singoli soggetti, per costituire un sistema neo-totalitario non c’è più bisogno oggi di istituire organi di controllo come avveniva nell’Italia fascista con l’OVRA o nella Germania dell’Est con la STASI: la forma di soggiacenza ai piedi di un potere trasparente può avvenire ora nella forma dell’autocontrollo.

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L’uomo stesso della post-modernità risulta al medesimo tempo attore e spettatore di azioni di controllo su di sé: è questo l’uomo che riempie le proprie strade e appartamenti di telecamere, che si muove con strumenti in grado di rendere conoscibile il proprio posizionamento nello spazio in ogni momento per mezzo di tecnologia GPS, di rendere visibile la propria vita personale in spazi espositivi virtuali denominati “social”, di acconsentire all’uso di un’infinità di dati sulle proprie inclinazioni e abitudini da parte dell’industria dei big data attraverso l’accumulo e analisi di dati e metadati.

Questa autoesposizione ad un panoptismo diffuso (il concetto di Panopticon deriva dal filosofo Bentham che alla fine del ‘700 aveva ideato il progetto di un carcere circolare in cui attraverso giochi di luce i detenuti potevano potenzialmente essere osservati da un guardiano invisibile al centro, inducendo il singolare sentimento di sentirsi sempre controllati, anche quando paradossalmente il guardiano fosse assente, comportando di conseguenza un’autocensura ed un’auto-controllo dei propri comportamenti) sollecita la sensazione di un Super-Io severo, diffuso e incorporato da parte delle persone. La contraddizione dell’ipercontrollo è che questa auto-imposizione del controllo da parte di tutti (o di alcuni) nei confronti di tutti viene felicemente accettata, con il paradosso di un’ossessione per la privacy e di azioni restrittive in nome di una sicurezza come assunto indiscutibile e imperante.

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Dolcificante huxleiano

Il carattere huxleiano del neo-totalitarismo va invece vissuto nell’esperienza e nella soddisfazione continuativa del piacere materiale e nella distrazione. Se un tempo i totalitarismi si realizzavano in espressioni costrittive e spiacevoli, adesso le imposizioni avvengono attraverso dispositivi del piacere. Le funzioni di produzione sono sempre collegate ad una mentalità ergonomica e a logiche di rinforzo, sempre più di frequente gli ambienti di lavoro si popolano di palestre, vantaggi aziendali, benefit, premi. Le merci hanno cicli di vita sempre più adatti ai ritmi del mercato e al flusso di soddisfazione di bisogni indotti che rispondono alla logica di un causalismo espresso nel segmento che va dal desiderio alla sua realizzazione.

Dall’IPhone all’automobile che si parcheggia da sé il piacere degli oggetti simbolo della nostra epoca, con la loro levigatezza e affordance favorevole, ci conducono ad uno stato di perpetua riproducibilità del piacere. Il mondo delle immagini, delle fiction, delle rappresentazioni sceniche cavalcano questo flusso edonico favorendo il compimento di uno scenario in cui si manifesta una festa sempriterna. Come nella marxiana concezione della religione quale oppio dei popoli, anche la sacralizzazione delle merci e del piacere che da esse deriva implica come conseguenze sull’umano un effetto di anestesia e di allucinazione: siamo anestetizzati dalle immagini e incapaci di scorgere ed individuare i problemi cogenti del reale.

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Per questo il godimento è soprattutto ricezione passiva di sensazioni che garantisce una distrazione attiva della soggettività: appare sempre più complicato connettere i fatti tra loro, discriminare il vero dal verosimile e questo a sua volta dal falso, la possibilità di raccapezzarsi all’interno di una struttura narrativa unitaria viene sempre meno (come nel caso di bufale, complottismi, narrazioni credibili ma false). In questo scenario la censura non ha più bisogno di manifestarsi nella macchia d’inchiostro che copre le parole ma si realizza proprio attraverso uno sconfinare irrefrenabile di affermazioni, negazioni, ipotesi, tesi, collegamenti esatti o inesatti che fanno sì che in rete o nei media chiunque possa esprimersi ad un livello paritetico con qualsiasi interlocutore dicendo ogni cosa e il suo contrario senza rendere più visibile un orizzonte di verità.

Salsa alla P. K. Dick

Si aggiunga a questo scenario l’elemento avveniristico in stile Dick, in modo che i vari aspetti appena descritti siano miscelati all’interno di un amalgama tecnocentrica in cui le persone si trasformano in soggetti esecutivi sempre più propensi a valutare le circostanze in termini di utilità ed efficienza, di raggiungimento di “obiettivi” attraverso il minimo degli sforzi e abbandonando all’oblio altre forme di realizzazione di sé e del proprio mondo. In questo modo l’automatizzazione non va più considerata come un ambito che riguardi le macchine, ma diviene una macchinizzazione dell’umano che si esplicita nel pensiero calcolante come solo possibile, nell’ortogonalizzazione delle forme estetiche, nella lieta partecipazione al “gioco degli ingranaggi”.

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All’interno del pensiero tecnocratico che pervade ogni forma antropica ogni dibattito si falsifica nella monodimensionalità marcusiana, ogni divergenze di opinione o punto di vista accusa le altre di essere soggiogate all’interno di un “pensiero unico”; quando in verità ogni prospettiva, anche se divergente si gioca all’interno di un medesimo stato di cose totalizzante che non consente momenti negativi ovvero alternative strutturali alla realtà dominante e per questo è neo-totalitaria, appunto.

Per concludere questa ricetta è necessario rispettare dei tempi di cottura, perché una nuova forma di totalitarismo non si crea dall’oggi al domani: lasciate il tegame a fuoco lento e in modo continuativo con questa serie di elementi mescolati tra loro e gradualmente otterrete la squisita portata di un neo-totalitarismo perfetto.

PIE

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1 Comment

  1. Gianchi

    La libertà è condizionata dall’omologazione: se poossiedo un oggetto sono accettato dagli altri, e quindi vado oltre le mie possibilità per ottenere quell’oggetto; ma chi vi suggerisce l’oggetto, fate caso, non è mai omologato, chi detta le regole crea la sua vita al-di-là delle regole.

    Vivete la vostra vita infischiandovene della pubblicità, fate solo ciò che è nelle vostre possibilità: l’unica cosa di cui dovete preoccuparvi è di non intaccare la libertà altrui, perché solo così la mente sarà libera dal controllo.

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