In quest’estate meteorologicamente instabile, durante la quale i leader europei hanno più volte battibeccato mentre gli Stati Uniti sigillavano promesse di pace con il leader coreano Kim Jong-Un, noi di Capethicalism ci siamo visti con il nostro “amico americano” Michael Goodwin, che è volato in Europa per tenere alcune conferenze: nell’affascinante cornice dell’università di Bologna lo abbiamo incontrato, chiacchierando assieme della situazione politica ed economica attuale. Eccovi il resoconto. chiacchiere

L’intervista

Ciao Mike. Sono passati meno di due anni da quando ci siamo visti a Roma, ma molte situazioni appaiono profondamente cambiate, e ciò che sembrava impossibile è diventato realtà: negli States, ad esempio, Trump ha sconfitto Clinton diventando presidente. Mi ricordo che non l’avevi “presa benissimo”: ora – un anno e mezzo dopo l’insediamento – il tuo giudizio è mutato? Se sì, in meglio o in peggio?

Furono giorni cupi, ma oggi penso che ci sia un aspetto positivo nell’elezione di Trump: molti infatti sono rimasti così sconvolti da quell’evento che hanno cominciato ad interessarsi alla politica, ad impegnarsi attivamente (qualche giorno fa uno dei distretti in cui The Donald” aveva vinto di 17 punti è passato alla sinistra). La gente si sta svegliando.

Probabilmente però è troppo tardi. Attualmente i Repubblicani stanno cercando di prendere il controllo su ogni cosa: sui media, sulle votazioni, sulla giustizia, su tutto. La Net Neutrality è un esempio perfetto: è verosimile pensare che molto presto leggere notizie su un sito schierato a sinistra diventerà quasi impossibile perché impiegherà troppo tempo a caricare (o magari non si caricherà del tutto). E se la navigazione richiede troppo tempo, si sa, le persone semplicemente lasciano perdere…

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Nel frattempo il partito democratico sta ancora cercando di usare la stessa strategia: facendo una piccola parentesi, non importa nulla che in America – parlando di politica – si usino spesso i termini sbagliati. Quarant’anni fa, i Democratici erano in realtà liberali (o quantomeno rappresentavano il centro-sinistra). Poi però la destra iniziò a dirigersi verso posizioni sempre più estreme, e i democratici gli andarono dietro allo scopo di prendere i voti che venivano persi dai loro avversari). Ora la struttura dei Democratici è conservativa (molto più a destra della maggior parte dei propri elettori) e alla mercè di ricchi benefattori più di quanto non lo siano i Repubblicani. I Repubblicani non sono una minaccia per questi ricchi benefattori: la vera minaccia è democratica.

Un quadro abbastanza allarmante… Passiamo all’Italia: con il nuovo governo lo spread è tornato a preoccupare, e si è persino ipotizzata un’uscita del Bel Paese dalla moneta unica. Tu che ne pensi? Credi in questo modello o reputi che se la possibilità di stampare denaro restasse ai diversi stati la ricchezza della gente ne avrebbe giovamento?

Per capire il principale difetto nel modello Euro è necessario analizzare come i governi gestiscono l’economia al fine di evitare gli alti e i bassi del ciclo del business. Generalmente si vuole fare in modo che circolino abbastanza soldi nell’economia affinchè tutti abbiano un lavoro, ma non così tanti da creare inflazione. Il problema di avere tanti paesi con la stessa moneta è che ognuno di questi è incentivato a stampare molto denaro in quanto quello Stato ottiene dei vantaggi, ma l’inflazione è suddivisa con tutti gli altri. Quindi sono necessarie delle protezioni. L’Euro è stato introdotto in tempi in cui gli economisti erano convinti che non sarebbe mai arrivata un’altra crisi (quando è necessario intervenire velocemente), e quindi hanno reso praticamente impossibile rispondere alla crisi che è scoppiata dal 2008 in avanti. L’unico che conosco capace di prevedere questa debolezza è stato Steve Keen, un economista australiano non conformista.

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Inoltre esiste sempre un compromesso tra disoccupazione e inflazione, e concentrarsi così tanto solo per prevenire l’inflazione in sostanza garantisce la disoccupazione, sebbene essa sia il peggiore dei mali per la maggioranza delle persone eccetto che per i ricchi (che desiderano continuare a sedersi comodamente sui propri soldi). Anche le conseguenze a livello sociale sono terribili. Ho letto molti resoconti che aiutano a capire cosa fu l’iperinflazione che portò all’affermazione di Hitler in Germania: l’inflazione – per quanto dura – finì intorno alla metà degli anni ’20, mentre Hitler salì al potere nel 1933, quando la moneta era fortemente svalutata e più della metà dei tedeschi erano senza lavoro. L’Euro, insomma, ha provato a risolvere fin dall’inizio il problema sbagliato. Le persone parlano dell’Euro e del progetto “Europa” come se fossero inseparabili, ma io non credo lo siano realmente: se ogni Stato lasciasse l’Euro non sarebbe una cosa così terribile (e probabilmente risulterebbe persino utile alla destra tedesca), ma se la Unione Europea si sfaldasse allora sì che sarebbe un disastro immane.

In Italia si è appena formato un governo che molti definiscono “populista”: sono stati avanzate promesse di aiuti “a pioggia” e l’Europa si è spaventata. Tu che parere hai sul nuovo governo italiano? Che cosa dicono i giornali in America?

Gli americani difficilmente si interessano alle questioni degli altri paesi: se succede qualcosa in Italia è improbabile che compaia sui giornali Americani, e quasi sicuramente non comparirà in TV, su Twitter o qualunque altro canale. Mi piace pensare di seguire su Twitter persone informate e cosmopolite, eppure nessuno di loro ne sta parlando. Tutto quello che sappiamo è che il vostro governo è definito populista da molti.

 E riguardo al “populismo” che idea ti sei fatto?

Quello che definiamo “populismo” per me può essere un concetto sia negativo che positivo, perché talvolta l’uomo comune è più perspicace degli esperti. Un esempio. In America durante la “Grande Depressione” c’era un tizio di nome Townsend che aveva un piano: tutti avrebbero dovuto ottenere una bella pensione, una pensione talmente buona che non ci sarebbe stata abbastanza ricchezza in tutto il mondo per pagarla. E quindi? La gente iniziò a pretenderla e ad organizzare delle manifestazioni, e alla fine ottennero che la previdenza sociale fosse garantita a tutti: naturalmente si trattava di un sussidio ridimensionato, ma noi oggi non avremmo la previdenza sociale se non ci fosse stata quell’agitazione populista (e ispirata da un piano stravagante, irrealistico e impossibile) a richiederla.

Ma quando dico che la previdenza sociale ha dato una pensione a tutti, sono approssimativo: agricoltori e addetti alle pulizie sono stati subito esclusi, e non è una semplice coincidenza che questi fossero i due principali impieghi degli americani di colore. Questo è l’esempio più lampante di quanto sia negativo il populismo. Tuttavia non posso immaginare che una vera democrazia non sia populista: meglio o peggio che sia, la retorica più “antipopulista” che ho sentito è la retorica “antidemocratica”.

chiacchiereMatteo Salvini (Wikipedia)

Questo mette di nuovo in evidenza quanto siano diverse la base e la dirigenza democratica: i leader rimproverano sempre la base del fatto che ciò che vogliamo è irrealistico – come se fossimo bambini che chiedono un pony (cito testualmente Hillary Clinton) – e che dobbiamo trovare un compromesso. Ma la loro idea di compromesso non è chiedere l’intera pagnotta e accettarne metà, bensì dare l’impressione che otterranno metà pagnotta chiedendone solo metà, per poi finire di prenderne solo le briciole.

Tu sai che cosa guida il nostro progetto: sollecitare una riflessione sulle contraddizioni del sistema economico per far sì che il pianeta venga “amministrato” in maniera più virtuosa. Eppure in questi due anni scarsi di vita non abbiamo verificato molti cambiamenti in positivo: i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, i giovani (anche nei paesi più progrediti) hanno un futuro incerto e la finanza continua a non interessarsi molto di etica. Per non parlare di tutti quei politici che si accaparrano voti chiudendo le porte in faccia a chi scappa da guerra e povertà. Che impressione hai tu, a riguardo? Siamo eccessivi o la vediamo “giusta”?

Il mondo evita le questioni etiche perché risultano scomode per chi è al potere. Più nel concreto, è semplicemente anti-etico che i ricchi abbiano così tanto benessere e potere come ne hanno ora. Non è etico che una sola persona possieda dieci jet privati mentre un’altra non possa permettersi il bus per andare a lavoro. E la cosa etica da fare sarebbe prendere un po’ dei soldi del jet privato e darlo al passeggero del bus. Sicuramente siete sulla strada giusta, perché spendiamo un sacco di tempo per dimostrare che i problemi etiche in realtà non sono problemi, o che in economia non c’è spazio per l’etica.

Questo avviene anche indirettamente. Ad esempio sappiamo con certezza che l’ambiente sta andando verso un disastro irreparabile, e i problemi ambientali si ripercuotono sugli equilibri politici (una delle cause della guerra in Siria è stata una tremenda siccità che ha messo in ginocchio la popolazione). E la tragedia a cui stiamo andando incontro è evidente sin dagli anni ’80, ma non esiste la volontà di fare qualcosa per correggere il tiro: è stato fatto molto poco per non interferire con gli interessi dei ricchi e dei potenti.

chiacchiereJimmy Carter (Wikipedia)

A volte penso che cosa sarebbe successo se alle elezioni del 1980 Jimmy Carter avesse detto qualcosa tipo: “Impegnamoci nei prossimi 40 anni per trasformare l’economia in modo che sia totalmente sostenibile. Questo avrebbe significato decadi di stipendi stagnanti, e le perturbazioni avrebbero causato una costante disoccupazione: alla fine avremmo avuto un debito di 6-7 miliardi di dollari, ma avremmo aiutato il pianeta a rimettersi in salute”. Certo, probabilmente gli elettori non avrebbero accettato l’accordo in questi termini: sarebbe potuto sembrare un prezzo oneroso, ma io non penso che sarebbe stato eccessivo.

Io sostegno che in ogni caso abbiamo tutti quei problemi: decadi di stipend stagnanti, disoccupazione forte e costante (paradossalmente continua da così tanto tempo che la definizione di “basso tasso di disoccupazione” è cambiata) e 6-7 miliardi di dollari di debito del 1980. E invece di avere qualcosa di cui vantarci, oggi vediamo ricchi che possiedono dieci jet privati. Questo è il prezzo per non aver combattuto i ricchi, per non esserci schierati in difesa dell’etica.

Quindi non vediamo grandi progressi dal punto di vista dell’etica ma questo non significa che Capeticalism (o per esempio i miei progetti), siano senza significato. A questo proposito vi racconto una storia. Il “De rerum Natura” dell’autore latino Lucrezio è stato riscoperto in un vecchio manoscritto del 1400 e ha dato straordinari spunti al Rinascimento. Io a volte penso al monaco che ha copiato il manoscritto, dev’essergli sembrato senza senso: il “De Rerum Natura” era pagano, fuori dalle righe e blasfemo, la maggior parte delle persone era completamente illetterata e il monaco deve aver sentito di parecchie librerie andate in fiamme nel periodo in cui lui copiava un solo libro. Ma ha finito di copiarlo in ogni caso. E poi per centinaia di anni il monaco deve aver guardato il manoscritto dal paradiso, vedendolo scomparire sotto la polvere, su uno scaffale di un monastero. Avrà pensato: “Quello è stata una gigantesca perdita di tempo”. Ma poi qualcuno lo ha trovato, e il mondo ne ha tratto beneficio in un modo che il monaco non avrebbe mai potuto immaginare. Quindi sì, noi stiamo perdendo tempo, ma questo non significa che dobbiamo arrenderci. Le nostre azioni potrebbero avere delle importanti conseguenze in un futuro lontano, conseguenze che non possiamo immaginare. Dobbiamo continuare a lottare.

chiacchiereDe Rerum Natura (Wikipedia)

Passiamo ad argomenti più leggeri. Abbiamo pubblicato in italiano diversi tuoi lavori: intanto grazie per l’opportunità. Abbiamo notato che Economix è stato tradotto in tante nuove lingue: insomma, a qualcuno interessa davvero capire i meccanismi che sottendono la realtà in cui viviamo, dico bene? E ancora, che idee stai sviluppando per il futuro?

Al momento mi sto dedicando a due progetti che potrebbere vedere la luce: il primo è una storia della destra americana e dei fattori che hanno portato alla sua nascita (più studio più mi accorgo che un piccolo gruppo di individui ha combinato tutto ciò di cui abbiamo parlato); il secondo è… beh, se posso spiegarlo chiaramente posso anche scriverlo. Ci sto ancora lavorando: potrei mettere a punto una raccolta di approfondimenti vari che ogni tanto pubblico in Internet (vedasi “Net Neutrality” e “Obamacare”), alcuni dei quali li avete tradotti proprio voi. Potrei pubblicare un nuovo libro, insomma, ma al momento non c’è nulla di pronto!

Grazie Mike. La prossima volta ci organizziamo per fare una scappata da te e Stephanie a New York… sempre che ci lascino passare la frontiera al JFK! 😉

JUPE E PENNY

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