Spesso usiamo strumenti non solo conoscendoli poco in sé, ma anche ignorando le contraddizioni che si celano dietro di essi: è il caso di Internet e della cosiddetta «Net Neutrality».

Che cos’è la «Net Neutrality»

Secondo il pensiero più condiviso, una rete si definisce “neutrale” quando non viene sottoposta a restrizioni arbitrarie: in parole povere, essa idealmente non deve creare alcuna discriminazione tra i vari servizi che offre all’utenza.

Esiste infatti il timore che chi controlla una rete (le compagnie di telecomunicazioni, detti anche “provider”) possano abusare della propria posizione introducendo una sorta di pedaggio utile a creare delle gerarchie nei contenuti: ciò comporterebbe una classificazione basata esclusivamente sulla disponibilità economica, rendendo impossibile – in ultimo – accedere a determinati siti (o servizi, o applicazioni).

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Le necessità tecniche

Volendo analizzare la questione ad un livello più profondo non possiamo non ragionare sui pacchetti IP, ossia ogni sequenza di dati trasmessa in Rete: in un futuro non troppo lontano, al fine di garantire prestazioni efficienti ad un Web sempre più congestionato, si dovrà verosimilmente riorganizzare l’enorme mole di informazioni in circolazione assegnando a ciascun pacchetto un certo livello di priorità (e privilegiando in tal modo comunicazioni cui sia stata attribuita una priorità più alta).

Il problema rimane quello di capire secondo quali criteri si deciderà in tal senso, perché la paura è che – come si accennava poc’anzi – il metro di giudizio sia meramente economico. Le conseguenze di un approccio così commerciale – nel senso più meschino del termine – potrebbe poi comportare il rischio che in esso si vadano a nascondere derive pericolose, decidendo ad esempio di rendere inaccessibili (con la scusa di una scarsa redditività) informazioni o servizi “scomodi”.

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America ed Europa: due legislazioni a confronto

Negli USA il dibattito è particolarmente fervido, e solo di recente si è giunti ad un punto fermo: il 26 febbraio 2015 la Federal Communications Commission (l’agenzia americana delle comunicazioni) ha stabilito che Internet è “neutrale” e tale deve restare: chi fornisce una connessione non può discriminare il traffico in Rete assegnando velocità diverse o ponendo filtri arbitrari, perché una delle sue caratteristiche fondamentali è proprio questa la “neutralità” (capace di garantirne, fino ad ora, anche la libertà).

L’Europa si è espressa pochi mesi più tardi, il 27 ottobre 2015, approvando una normativa che ha però lasciato perplessi: secondo numerosi esperti, le scelte del Parlamento Europeo garantirebbero un potere eccessivo alle compagnie di telecomunicazioni, dando loro modo di riservare delle “corsie preferenziali” ad alcuni servizi (a discapito di altri, ovviamente, che sarebbero rallentabili a piacere con il solo pretesto di dover “decongestionare” il traffico).

In Italia la questione diventa ancora più spinosa, perché per attribuire ad ogni pacchetto la priorità di cui sopra i provider dovrebbero in qualche modo poter analizzare i dati trasmessi dagli utenti, ma ciò significa violarne la riservatezza (in accordo a quanto espresso dal Codice Privacy, Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e successive modifiche).

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La lezione di Mike

Se non avete ancora capito bene di che cosa stiamo parlando non preoccupatevi: arriva in nostro aiuto l’amico Michael Goodwin, che nel fumetto “Net Neutrality: che cos’è e perché dovrebbe interessarti” approfondisce l’argomento con l’acume e l’ironia che lo contraddistinguono, rendendo la questione semplice anche a chi “mastica” poco ICT.

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Con grande orgoglio, come sempre, mettiamo dunque a disposizione dei lettori di Capethicalism il fumetto. In lingua italiana, e in esclusiva.

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