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Cannabis e legalizzazione: una questione non rinviabile

marjuana

Parte 1. L’irruzione del tema “cannabis” in Italia

Esistono argomenti puntualmente rinviati o addirittura esclusi dal dibattito pubblico di una nazione perché considerati “tabù”. I motivi possono essere molti: la convenienza politica del momento, la paura di incocciare in veti di natura ideologica o religiosa, il tatticismo esasperato che porta, spesso, i partiti a non esprimersi su una questione se non per ragioni strumentali o meramente elettorali. Poi, qualcuno tenta di smuovere le acque, che sia la cosiddetta società civile, che sia, eccezionalmente, perfino “il Palazzo”. È il caso della cannabis.

Oltre i tabù: la cannabis nel nostro dibattito pubblico e politico

Il 25 luglio 2016 è stata discussa in Assemblea alla Camera, e successivamente rinviata in Commissione Giustizia e Affari Sociali (dove giace tuttora), la proposta di legge 3235, avente come prima firmatario l’onorevole Roberto Giachetti del PD e sostenuta da 221 deputati di diversi schieramenti, di maggioranza e di opposizione: “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati”. La stessa Commissione ha ricevuto una proposta concorrente, per la precisione una legge di iniziativa popolare corredata da 60mila firme, che vorrebbe ottenere misure ancora più “libertarie” in termini di possesso e depenalizzazione dei reati.

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Alcune distinzioni preliminari

Prima di entrare nel dettaglio, occorrono delle precisazioni. La prima è di tipo nominalistico. In questo articolo parliamo di canapa, cannabis o marijuana? Risposta: parliamo di una variante della pianta di canapa ricca del principio psicoattivo THC, la cannabis propriamente detta, che è sempre femminile, mentre la pianta maschile è la canapa comunemente utilizzata nel settore tessile, alimentare, cosmetico e nella bioedilizia. Marijuana è sinonimo di cannabis. Propendiamo però per l’utilizzo di quest’ultimo termine, considerata una certa connnotazione negativa rispetto al primo, tendenza connessa con la deriva proibizionistica degli anni Trenta del Novecento.

La seconda precisazione riguarda la differenza tra legalizzazione e liberalizzazione. Liberalizzare significa rendere, per definizione, libera la vendita della cannabis, mentre il concetto di legalizzazione implica una presenza ed un controllo dello Stato nel processo di produzione e distribuzione. Infine, occorre distinguere tra cannabis ricreativa e cannabis terapeutica. La seconda è destinata all’uso medico, la prima evidentemente no…

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La cannabis terapeutica in Italia

In Italia, la vendita di cannabis a fini esclusivamente terapeutici è legale a partire dal 2014, dietro prescrizione medica. A partire dalla fine del 2016 è coltivata dallo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Si attendono circa 100 chili prodotti ogni anno, distribuiti attraverso le farmacie che ne faranno richiesta. In base alle linee guida delle società scientifiche e del ministero, la cannabis è un antidolorifico di seconda scelta, viene cioè utilizzato quando altre sostanze, come ad esempio gli oppioidi, non hanno dato al paziente alcun beneficio. Siamo nel campo di una legalizzazione limitata della cannabis.

Un disegno di legge (n. 2768), promosso da senatori del Movimento 5 Stelle, propone una sorta di liberalizzazione della produzione, ovvero di estendere il permesso di coltivarla, nel numero massimo di 4 piante femmine, anche a privati che ne abbiano necessità, per sé o per i propri familiari, previo accertamento con documentazione medica specialistica. Tuttavia, è il tema della cannabis ricreativa a suscitare, nel dibattito pubblico, il maggiore interesse e, contemporaneamente, le polemiche più aspre.

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La proposta di legge 3235

Il testo unico contenuto nella proposta di legge riconosce due modalità di coltivazione della cannabis, personale (fino a 5 piante) o associata (per un massimo di 50 individui coltivanti), attraverso la costituzione di enti senza fine di lucro, sul modello dei “cannabis social club” spagnoli. Potrebbero fare uso della cannabis soltanto i cittadini maggiorenni, nel limite di 5 grammi, innalzabili a 15 grammi in privato domicilio. Una delle parti più interessanti riguarda la nascita di un Monopolio statale, al quale andrebbe comunicata ogni attività di coltivazione svolta in proprio. Vendita al dettaglio e produzione sarebbero così regolate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Le risorse derivanti dal monopolio statale sulla commercializzazione della cannabis sarebbero destinate al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, nella misura del 5 per cento del totale annuo dei proventi. La legge prevede di destinare a interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi gli utili derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie relative alla violazione dei limiti e delle modalità previsti per la coltivazione e per la detenzione, in forma personale o associata. A questo link si può leggere il testo completo.

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Alcune cifre per comprendere il fenomeno cannabis in Italia

Come Capethicalism, non siamo interessati ad un dibattito puramente ideologico. Preferiamo partire da un paio di assunti: la droga esiste ed il consumo di droga pure. Finora le politiche proibizionische hanno avuto come unico risultato tangibile il sovraffollamento delle carceri. In Italia un terzo del totale dei detenuti sono riconducibili allo spaccio di sostanze stupefacenti (la semplice detenzione di droga è già stata decriminalizzata). Metà del mercato è rappresentato dalla cannabis e dai suoi derivati. Secondo dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, in Italia il costo medio al grammo per la marijuana è pari a 11,32 euro al grammo.

Il centro di ricerca Transcrime ha stimato per il nostro Paese un giro d’affari del valore di 1,35 miliardi di euro, tale da piazzarci al secondo posto in Europa. I dati del Dipartimento delle politiche antidroga affermano che il 23% dei giovani tra i 15 e i 19 anni ha già consumato cannabis almeno una volta nella vita. Nel 2014 il 4% della popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni ha fatto uso di cannabis. Numeri probabilmente da correggere al rialzo, considerata la diffusa reticenza sull’argomento.

Nella seconda parte dell’articolo cercheremo di affrontare le ragioni sociali e politiche legate al tema della legalizzazione, con uno sguardo sui grandi traffici mondiali. La droga, non scordiamolo mai, è uno dei principali motori dei processi di globalizzazione. Non solo perché si consuma ovunque, ma soprattutto per i capitali colossali che mette in gioco e per le modalità di produzione, diffusione e vendita, che la rendono, a tutti gli effetti, la prima attività imprenditoriale allo stesso tempo universale e multinazionale.

ALEXEIN

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2 Comments

  1. Alessio

    Ho letto tutta la vostra analisi e devo dire che l’argomento mi lascia dei dubbi. Premetto che non sono un consumatore e mai ne ho fatto uso, quindi posso avere una visione solo da esterno, bene o male che sia.
    Prima di parlare di legalizzare qualcosa, mi chiedo come mai questo qualcosa sia illegale. Innegabile è l’impatto benefico che ha nell’uso clinico, e su questo aspetto sono pienamente d’accordo con la legalizzazione; altrettanto innegabile è che le sostanze psicoattive possono avere effetti nocivi e che il fattore “quantità” è quello che determina maggiormente l’impatto sul fisico dei consumatori e la “pericolosità” delle sostanze. In questo senso non si capisce come mai si possa fare liberamente uso e abuso di alcol mentre di cannabis si parli solo sottovoce.
    La legalizzazione di qualcosa che da un secolo è stata messo al bando può essere interpretata come un’ammissione di sconfitta da parte della legge o, piuttosto, frutto di un’illuminazione? Cioè: è una presa di coscienza del fatto che il consumo di marijuana esiste, che il fenomeno non è arginabile nell’illegalità, che la battaglia sarà eterna e quindi legalizzarlo sia l’unico modo per controllarlo, magari facendoci anche un bel business? Tra l’altro la legalizzazione non comporta automaticamente la sparizione del traffico illegale e lo spaccio: banalmente, sarà sempre più conveniente – dal punto di vista economico – acquistare una dose da un pusher, per quanto chiaramente non si abbia alcuna garanzia sulla qualità del prodotto, piuttosto che acquistare un prodotto pesantemente (giusto che sia così) tassato dallo stato. Certo è che il mercato nero subirebbe un duro colpo, e questo è solo un bene. E poi, siamo sicuri che la legalizzazione significherebbe la riduzione del consumo?
    Un altro punto che mi fa riflettere è l’uso che lo Stato fa degli incassi sulla vendita della marijuana: va benissimo destinarli alla ricerca, alla costruzione di scuole e al bene pubblico o anche alla prevenzione contro l’uso di droghe, ma… questo non suona come una contraddizione? Io, Stato, vendo qualcosa e uso il ricavato per educare la popolazione proprio a non acquistare e consumare il mio prodotto? Non stiamo parlando solo di marijuana, ci sono droghe ben più pesanti che sono devastanti e che fanno sembrare la cannabis ridicola se ne confrontiamo gli effetti. L’educazione, informazione e la sensibilizzazione prima di tutto, e non si discute.
    Sono un po’combattuto. Probabilmente se fossi un consumatore non avrei dubbi sulla legalizzazione anche per uso ricreativo. Non sono un ribelle sotto questo punto di vista e rimango diffidente.

  2. Giancarlo

    Vorrei allargare il pensiero. Oggi sappiamo che sostanze comuni in individui diversi ottengo reazioni anche pericolose (vedi le persone allergiche alle arachidi che l’ingestione accidentale può portarle alla morte) eppure le arachidi sono un alimento molto comune e molto apprezzato da tutti.
    Non possiamo considerare la cannabis una cosa adatta a tutti. Io considero anche l’alcol una cosa non adatta a tutti: vogliamo parlarne? Io considero anche il caffè una cosa non adatta a tutti: vogliamo parlare di chi beve decine di caffè? C’è una legge sulle allergie alimentari che obbliga i produttori a specificare gli ingredienti pericolosi, e stiamo parlando solo di alimenti apprezzati da tutti e utili alla nostra alimentazione.

    Dovendo trattare ogni cosa che ha a che fare con la nostra vita in modo molto approfondito, ci serve veramente questa cannabis? Se si, chi può usarla senza problemi per lui o di conseguenza per noi? vedi per esempio i morti stradali. Sono sempre più convinto che i programmi scolastici dovrebbero includere molti più argomenti delle materie scolastiche attuali. Alcol, caffeina, cannabis, droghe, sono sostanze che alterano il cervello (ce ne sono anche molte altre) più che decidere se semplicemente liberalizzarle o no, dovremmo prima fare una forte campagna di istruzione sulla pericolosità di tutti i comportamenti deviati tra cui l’assunzione di sostanze spacciate per leggere, sono leggere per tutti?

    Io credo di no.

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