Negli ultimi settant’anni nell’immaginario collettivo si è radicata l’idea di un futuro distopico in cui l’umano si “appiana” al livello di automa privo di individualità. Il timore di una “popolazione totale” costituita da manichini indifferenziati per idee, lingua e pensiero è una fantasia molto sentita: basti pensare al paradigma che si afferma dopo la pubblicazione di testi come “1984” di Orwell o “Mondo Nuovo” di Huxley (che, va detto, vengono ideati in un’epoca di totalitarismi). omologazione

omologazione

Vecchi e nuovi “veicoli” di omologazione

A guidare i più recenti processi di omologazione non sono più – come nel secolo scorso – i sistemi totalitari, ma la globalizzazione e la commistione multiculturale, fenomeni capaci in ultimo di portare ad un annullamento graduale delle differenze culturali.

In realtà il percorso di globalizzazione – che a detta degli esperti oggi vive un’accelerazione notevole – è un iter che incomincia parecchio tempo prima, nel ‘500, con le grandi esplorazioni planetarie, gli sviluppi cartografici e una rete commerciale estesa al mondo quasi nella sua totalità. In questo scenario (che non è una novità di oggi ma implica dunque un’eredità secolare), se è vero che sono scomparse numerose unicità culturali, è altrettanto evidente che a partire dalla multiculturalità sono sorte varietà inedite e impensabili.

omologazione

Bateson e la schismogenesi

Questo fatto è verificabile in molteplici contesti all’interno delle metropoli, intese come luoghi di creazione e/o velocizzazione di nuove forme di socialità. Per avere una visione chiara di come l’emergere del nuovo resista alle spinte che tendono ad appiattire tutto, è necessario comprendere le dinamiche che consentono l’apparire di forme fino a quel momento inimmaginabili a livello sociale.

Un autore che ha descritto in maniera accurata e credibile la modalità che permette questo “emergere” è stato Bateson col concetto di schismogenesi (ossia il crearsi del nuovo a partire da una divisione): il termine deriva dalle osservazioni che lo studioso fece in alcune società della Nuova Guinea, all’interno delle quali si accorse di come alcune circostanze conflittuali tra sottogruppi della stessa comunità portassero a separazioni da cui emergevano nuove strutture mai osservate in precedenza.

omologazione

Se si estende questo meccanismo a realtà più complesse, liquide e pluristratificate come quelle del mondo globalizzato, è facile scoprire che tale dinamica tende ad amplificarsi.

Le metropoli e la nascita di nuove forme culturali

Nonostante si possa pensare che proprio nelle metropoli la tendenza all’annullamento delle differenze dato dalla moltitudine, dalla solitudine sociale e dall’individualismo diffuso conduca al dominio dell’omologazione, una dimensione tipica in cui l’apparire di nuove forme culturali risulta evidente è costituita proprio dalla vita nei grandi agglomerati urbani.

In realtà – spiega Georg Simmel – la metropoli (emblema dell’affermazione del cosmopolitismo) rappresenta il terreno in cui accade il contrario, ed è qui che il bisogno di smarcarsi dall’indifferenziazione si evidenzia meglio: non a caso essa è il luogo nel quale sorgono nuove mode, poiché i soggetti cercano di distinguersi attraverso dei tratti originali (che successivamente potranno affermarsi e propagarsi).

omologazione

La metropoli è anche lo spazio in cui transitano e si incontrano persone provenienti da territori e mondi culturali distanti, e da questi “transiti” si producono miscelazioni di stili, costumi e concezioni: tali novità, una volta consolidate e diffuse, vengono infine integrate all’interno della coscienza collettiva, così da diventare premessa per il loro stesso superamento.

La globalizzazione non riduce le differenze

Da quanto fin qui detto appare evidente che l’emergere di varietà culturali non soccombe alle spinte di un’uniformità globale: anzi, in un universo interconnesso questa dinamica si velocizza e si amplifica aumentando i cicli di nascita ed estinzione di nuove forme socio-antropologiche.

Si pensi a come l’emergere di interessi, idee, mode, stili e sottogruppi sociali possano fare capolino in quella “vetrina globale” che è la Rete, per essere ripresi in ogni parte del pianeta consentendo nuove definizioni e reinterpretazioni dei contenuti: si manifesta in tal modo un’umanità nella quale l’abbondanza di nicchie culturali che nascono e tramontano appare inesauribile.

omologazione

Un universo di opportunità

Oggi al mondo si possono fare incontri che in altre epoche sarebbero stati impensabili: i personaggi più disparati allacciano relazioni e discutono di progetti comuni come mai accaduto in passato.

I timori espressi nei confronti di un uniformarsi collettivo sono l’espressione – comprensibile, sia chiaro – di una risposta emotiva di fronte a mutamenti rapidi e generalizzati che coinvolgono l’umanità globalizzata: pensare che gli stessi modi di produzione, gli stessi brand, le stesse abitudini, gli stessi “non luoghi” (come li definisce Marc Augè) si ritrovino in zone distanti del pianeta, può senza dubbio evocare un’idea di conformismo onnipresente.

omologazione

Bisogna riconoscere però che, superato il primo impatto, ad uno sguardo analitico non può sfuggire – in ambito sociale, culturale e antropologico – il sorgere perpetuo di nuovi eventi e possibilità inattese, accelerati dal verificarsi sempre più frequente di incontri eteroculturali di questa nostra socialità globalizzata.

PIE & PENNY

© Capethicalism 2018 – All rights reserved


ARTICOLI

CONTATTACI

omologazione, omologazione, omologazione, omologazione