Dopo l’articolo su “Before the flood” riprendiamo la nostra analisi del tema “ecologico” presentando la pellicola francese “Tomorrow”: la cinematografia, consapevole del proprio ascendente, cerca di far riflettere sulle conseguenze che può avere il nostro agire sul futuro del pianeta.

Brutte nuove sul fronte del futuro

Fare un film di successo non è impresa da poco. Fare un documentario di successo, visto da più due milioni di persone, è un’impresa ancora più difficile. Onore al merito ai registi Mélanie Laurent e Cyril Dion che hanno confezionato un prodotto godibile e in grado di far riflettere allo stesso tempo. Senza, oltretutto, spaventare troppo lo spettatore e farlo fuggire dalla sala dopo cinque minuti, visto che i temi trattati sono da pelle d’oca.

L’esordio del film infatti non è dei più rassicuranti dato che parte da un report pubblicato su Nature nel 2014 (piuttosto ignorato dai media internazionali, come del resto quello del 2011 che lo precedette): forse gli studi dei biologi e dei paleontologi non sono sufficientemente cool nel sistema dei social media e della comunicazione 2.0 da avere lo spazio che si meriterebbero.

Le estinzioni di massa: avanti tutta o riavvolgere il nastro?

Il report 2014 spiega chiaramente che il mondo si trova di fronte ad una possibile estinzione di massa della vita sul pianeta. Il fenomeno (l’estinzione di gran parte delle forme di vita sul pianeta e la perdita significativa di biodiversità) non si verifica per la prima volta nella storia. Tutti noi ad esempio abbiamo ben noto il caso dell’estinzione dei dinosauri durante il Cretaceo.

A detta degli scienziati e degli esperti che hanno stilato il rapporto potrebbe trattarsi della più grave delle estinzioni di massa dai tempi della “madre di tutte le estinzioni” (quella a cavallo del Permiano e Triassico) in cui scomparvero l’81% di tutte le forme di vita marine, il 70% di tutte quelle terrestri e si registrò l’unico caso di significativa scomparsa di specie di insetti.

Le cause delle ecatombi avvenute nel passato non sono chiare e restano puramente ipotetiche. Dell’estinzione prossima futura invece la causa è già nota. Nessun meteorite, nessuna attività solare anonima, nessuna fuga di metano dalle viscere del pianeta; la causa della moria di specie è una sola: le attività umane che stanno causando un innalzamento delle temperature globali e una grave alterazione nel ciclo dell’acqua.

Un finale non ancora scritto

Con una tale captatio benevolentiae difficile tenere gli spettatori incollati alla sedia. Cyril e Melanie ci riescono perché non si limitano ad informare lo spettatore del drammatico vaticinio e a ricordargli che se le cose vanno male è anche colpa sua, ma si mettono in viaggio alla ricerca di tutte le soluzioni possibili che già oggi si stanno sperimentando in varie parte del globo e che, se debitamente sviluppate, potrebbero fare la differenza in futuro.

Eccoli così approcciare agli esperimenti di agricoltura urbana di Detroit (dopo la crisi dell’auto larghe fette della popolazione rimasta in città ha potuto sfamarsi solo grazie agli orti urbani). A Detroit (ma anche in altre parti del globo) esperimenti che da noi sono spesso solo utilizzati in slogan di marketing per seguaci dell’eco-chic e per bio-fighetti, parole come “km zero”, “orto di propaganda”, “permacultura” o “agro ecologia”, vengono riconsegnate alla loro giusta dimensione: essere talvolta l’unica alternativa tra l’emigrazione e la morte per stenti. L’agricoltura praticata come la facevano i nostri nonni non solo rende il quadruplo e inquina infinitamente meno rispetto all’agricoltura industriale (geneteticamente modificata compresa) ma ci offre la possibilità di affrancare il costo del cibo da quello dei carburanti.

Se poi vi domandate perché il costo del pane dipenda da quello del petrolio è presto detto: i cereali e in genere l’agricoltura industriale vengono utilizzati prevalentemente per la produzione di carburanti. Questo ha due effetti. Il costo del cibo dipende anche dal costo del petrolio e la produzione di cibo è inefficiente e di bassa qualità.

Cyril e Mélanie viaggiano nei paesi scandinavi alla ricerca di tutti i metodi di produzione energetica alternativa dall’eolico al geotermico, mostrando quanto sia più semplice ed efficace produrre energia sostenibile, quanto non abbia senso viaggiare su case semoventi con quattro ruote, ci mostrano la bravura di San Francisco nel riciclare al 100%, ma si fanno addirittura eversivi nel momento in cui affrontano i nodi legati all’economia finanziaria e alla politica.

Finanza e politica: piccole alternative crescono

Per quel che riguarda la prima ci spiegano che l’economia globale è cambiata con la finanziarizzazione massiccia degli anni ottanta che ha creato una frattura schizofrenica fra azionisti (che vogliono i dividendi) e gli stessi azionisti in quanto cittadini e/o consumatori (che vogliono servizi a basso costo e prezzi contenuti) ma ci mostrano anche come le difficoltà finanziarie di alcune città inglesi (Bristol, Totnes) e quindi, volendo, anche di alcuni paesi come l’Italia o la Grecia, sono superabili con l’introduzione di una moneta locale, complementare alla moneta ufficiale (Sterlina, Dollaro o Euro che sia) accettata e “prodotta” localmente per pagare beni e servizi prodotti localmente in modo da non disperdere la ricchezza locale. Vedere un ragazzo pagare con una moneta da 21 sterline (taglio inesistente ufficialmente) fa riflettere sul senso che diamo al denaro e su come dovremmo relazionarci ad esso.

Della seconda ci riportano la consistenza dell’idea che si potrebbe definire, per usare un’espressione che chi scrive ha usato tempo fa, di democrazia espressiva: ovvero sostituire al sistema rappresentativo un sistema in cui i governi siano direttamente e regolarmente eletti in elezione, ma che poi siano controllati da parlamenti o consigli di cittadini scelti in base ad un sistema di sorteggio. Invece che limitarsi a chiedere partecipazione, spingersi fino al punto in cui ciascun cittadino è chiamato a decidere in prima persona delle leggi e dei regolamenti.

Un ottimismo precoce

Alla fine il film ci lascia con un senso di speranza e con la divertita idea che la fantasia e la creatività umane avranno la meglio su ogni difficoltà. É proprio questo l’unico neo della pellicola. Forse un eccesso di ottimismo. Le recenti elezioni americane ci fanno intendere che nel mondo le rivoluzioni ecologiche, politiche o economiche, appena partite con le timide riforme in materia energetica di Obama o con la ferma e non violenta rivolta Islandese, con le proteste della Grecia, sono state già arrestate sul nascere dalla controriforma rappresentata dalla “Restaurazione” che ha portato all’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti.

QUID

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