Secondo alcuni studi recenti curati dalla London School of Economics, l’uscita di Londra dall’Unione Europea potrebbe avere un impatto pesante negli ambiti più diversi: uno degli scenari più preoccupanti prefigura che persino il cibo (in particolare generi di prima necessità quali formaggio, burro e yogurt) possa diventare un lusso per i sudditi della regina Elisabetta II. brexit

Abbandonare l’unione doganale dell’UE e il mercato unico avrebbe forti ripercussioni sull’industria alimentare, e in particolare su quella casearia, anche perché in tale settore la UK ha il secondo maggior deficit commerciale al mondo, con quote di latte importato che arrivano a sfiorare il 98%. Una dipendenza così marcata suggerisce notevoli ripercussioni alla frontiera: la Brexit con tutta probabilità comporterebbe maggiori controlli veterinari, lungaggini burocratiche e quindi tempistiche dilatate. Per non parlare del probabile (e deciso) aumento sui dazi.

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E’ dunque verosimile ipotizzare che intere categorie di prodotti possano cominciare a scarseggiare e che la qualità si abbassi in modo inversamente proporzionale ai prezzi, lasciando fortemente esposte al problema le fasce economicamente più deboli della popolazione.

Non solo paure, ma anche opportunità

Secondo altri studi la Brexit potrebbe però anche rappresentare un’ottima opportunità per espandere l’industria agroalimentare del Regno Unito, perché essa implicherebbe la necessità di costruire nuove infrastrutture, indispensabili per raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza. Ash Amirahmadi, amministratore delegato di Arla Foods UK (la più grande azienda casearia del paese, con un fatturato di circa 3 miliardi di euro e oltre 2.400 agricoltori iscritti) ha detto che, comunque, persino in accordo alle ipotesi meno traumatiche ci vorranno diversi anni per portare a compimento il processo e svincolare il paese dalle importazioni.

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